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venerdì, 20 novembre 2009

ANNAMARIA FERRAMOSCA

Ferramosca

ROMA, GIOVEDÌ 26 NOVEMBRE, ORE 18.00, VIA V.E. ORLANDO,86

LA LIBRERIA FELTRINELLI INTERNATIONAL PRESENTA


INCONTRO CON LA POESIA DI

ANNAMARIA FERRAMOSCA

presentazione del libro antologico
OTHER SIGNS, OTHER CIRCLES
(ALTRI SEGNI, ALTRI CERCHI)

 Poesie edite e inedite 1990-2009 in versione bilingue
                Chelsea Editions, New York
Lettura scenica a tre voci di Almerica Schiavo, Alessandra Grego, Annamaria Ferramosca

 Commenti di
         Marcello Carlino –docente di Letteratura Italiana.Università la Sapienza
         Anna Maria Robustelli – docente di Letteratura Inglese e traduttrice
 
 
      Coordina la scrittrice Luciana Vasile 
                                                                                                                                                                                        
               
                              Other Signs Other Circles 
        Poesie edite e inedite 1990-2009 in versione bilingue
    Introduzione e traduzione a cura di Anamaría Crowe Serrano
           Collana Contemporary Italian Poets in Translation
 
     Chelsea Editions, N.Y.   p.225    $20   ISBN 978-o-9823849-2-3
                      (dal retrocopertina)     
 “Brani da ascoltare con amore e stupefazione. Una poesia ricchissima:
sia di concrete presenze scientifiche sia di lontane suggestioni elleniche                                                                  e bibliche.” Letizia Lanza
 
 “Questa scrittura ha qualcosa di ancestrale e di cosmico per cui si espande
fino a comprendere ogni manifestazione della vita ordinaria, anzi ne diventa
l’intima giustificazione, la tessitura che lega “le tracce e i fuochi”.
Ecco, questa sublimazione della prassi del vivere è il fulcro di questa poesia.” 
Donato Valli
 
“ Proprio questa mitopoiesi, come attraversamento e confronto con le culture
e con la tradizione, è un tratto distintivo della poesia di Annamaria Ferramosca.”
 Marcello Carlino
                                                                      
    il libro 
  disponibile presso       
Feltrinelli International, via E.Orlando,86 Roma 06 4827878
Libreria EQuiLibri, via Farneti, 11    20129 Milano 02 29404100
online su www.amazon.com
    
 
 
Ultimo di una serie che propone in versione bilingue poeti italiani contemporanei ai lettori americani - e non solo-, questo libro mostra le vie “dei segni” esplorate da Annamaria Ferramosca lungo un ventennio di scrittura poetica. Qui scorrono, come stazioni dense di stupore e interrogazione, testi tratti dalle sue precedenti raccolte (Il Versante Vero -quello dell’autenticità nella scrittura-, Porte/Doors -i molteplici varchi dello sguardo-, Curve di Livello, -le possibili vie umane dell’incontro), inclusi altri più recenti testi inediti dalle inaspettate visioni.
I segni raccolti dall’autrice si sgranano alla lettura incidendo in profondità, invitando a scambiarsi le parole del vero sentire, come suggeriscono in copertina gli alfabeti del mondo incisi sulla parete della nuova Biblioteca di Alessandria. E’ così possibile seguire l’evoluzione di immaginario e stile di un’autrice che avverte la scrittura poetica come destino, e insieme essere investiti da quel misterioso senso di straniamento della poesia, che nasce dall’urto fertile con la vita e si offre all’ascolto del nostro malessere e all’ininterrotta domanda di senso. Pagine, queste, che additano le parole come gli anelli necessari alla tenuta “dei cerchi”, quelli desiderati e irraggiunti della mutua comprensione e del dialogo solidale.
E necessaria appare anche l’accuratissima versione inglese di Anamaría Crowe Serrano, cui pure si deve l’esauriente e appassionata introduzione.
 
l’autrice
 
Annamaria Ferramosca è di origine salentina e vive e lavora a Roma
Ha pubblicato in poesia:
Il versante vero, Fermenti, 1999, Premio Opera Prima A.Contini-Bonacossi 2000
Porte di terra dormo, Dialogo Libri, 2001
Porte / Doors , 2002, Edizioni del Leone, trad.ne di Anamaría Crowe Serrano e Riccardo Duranti ,
Premio Internazionale Forum, Premio Carver, finalista DeltaPOesia
Paso doble, Empiria, 2006, coautrice Anamaría Crowe Serrano, trad.ne inglese di Riccardo Duranti
Curve di livello, Marsilio, 2006, Premio Astrolabio, Città di Castrovillari-Pollino ,Violetta di Soragna,
finalista ai Premi Camaiore, Lerici Pea, Pascoli, San Fele, Montano
Testi ed interventi critici sulla sua scrittura sono apparsi su numerose riviste e antologie, tra cui
Poesia, Hebenon,La Mosca di Milano, La Clessidra, L’immaginazione, Le voci della Luna,
 "L'altro Novecento", 1999, "Appunti critici", 2002, "Poeti italiani verso il nuovo millennio", 2002,
“Inverse”, 2006, “ Tradizione e ricerca nella poesia contemporanea”, 2008.
Collabora con testi e note critiche a varie riviste, anche on line. Fa parte della redazione di clepsydraedizioni.com
che seleziona in anonimo nuova poesia italiana contemporanea.
Suoi testi e note critiche appaiono on line su:
http://annamaria.ferramosca.literary.it; http://rebstein.wordpress.com/2008/03/14/
http://oboesommerso.splinder.com/tag/progetto+lettura+55+aferramosca (con audio)
www.chiaradeluca.com/Annamaria Ferramosca.htm; www.poiein.it; www.vicoacitillo.net 
http://english.chass.ncsu.edu/freeverse/Archives/Spring_2008/poems/A_Serrano.html
 
 
la traduttrice
 
Anamaría Crowe Serrano, irlandese, scrive poesia e prosa. La sua raccolta di poesia più recente è FEMISPHERES (Shearsman, 2008). Del 2003 è la raccolta di racconti DALL'ALTRA PARTE (Roma, Leconte) e l'atto unico THE INTERPRETER (Avellino, Delta3 Edizioni), entrambi tradotti in italiano da Riccardo Duranti
Assieme ad Annamaria Ferramosca ha scritto PASO DOBLE, dialogo poetico in inglese e italiano, tradotto da Riccardo Duranti (Roma, Empiria, 2006).
Come traduttrice da italiano e spagnolo ha pubblicato traduzioni di, tra gli altri, Seamus Heaney, Brendan Kennelly, Elsa Cross, Gerardo Beltrán, Daniela Raimondi, Lucetta Frisa. Nel 2003 ha vinto con Riccardo Duranti il terzo Premio John Dryden Translation Competition per la traduzione di Didascalie per la lettura di un giornale, di Valerio Magrelli.
 
 
 
                                              da Other Signs Other Circles, Chelsea Editions, N. Y. 2009
 
UN INFINITESIMO BIANCO
 
(Dal tg RAI del 26 dicembre 2008:
Prende fuoco una baracca nella pineta di Castelfusano.
Nell’incendio muoiono una donna romena di
 33 anni col suo bambino.)
 
 
un infinitesimo bianco
un assestamento del pensiero -brevissimo-
sulla rovente prossimità del volo
sull’ultima tessera a comporsi
 
- ha tre anni mio figlio
e un respiro di resina nel sonno
ecco che allatta alla mia cenere
sul palmo delle mani abbiamo un marchio
a fuoco, di pinoli e bacche d’agrifoglio
ieri ne raccoglievamo ridendo
in lite con i merli -
 
 
A SPLIT SECOND OF LIGHT
 
(From RAI News, 26 December 2008:
A fire has broken out in a hut in the Castelfusano pine forest.
A 33 year old Rumanian woman and her child
have died in the blaze.)
 
 
a split second of light
a thought settles – ever so briefly -      
over the burning proximity of flight
over the last piece of the mosaic to be laid
 
- he’s three years old, my son
and breathes resin in his sleep
now he’s suckling on my ashes
on the palms of our hands we have the flaming
mark of pine nuts and holly berries
yesterday we were collecting them, laughing
fighting off the blackbirds -
 
 
 
Traduzione di Anamaría Crowe Serrano
postato da: DanielaRaimondi alle ore 23:04 | link | commenti (1)
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giovedì, 05 novembre 2009

Notizie

 

Sul sito www.poiein.it , troverete il bando di concorso per il premio dedicato alla memoria di David Maria Turoldo.  Il contributo per l'iscrizione, dedotti i premi in palio, è destinato allo sviluppo di attività educative e formative nei Paesi poveri, nella convinzione che lo sviluppo dell’istruzione e della cultura è direttamente connessa alla libertà della persona e alla sua auto-realizzazione.

Ecco il link per il regolamento del premio:

http://www.poiein.it/premi_letterari/Turoldo2009/aaabando.htm

Sul sito del premio è anche possibile ascoltare le registrazioni di tre miei inediti nel bel video creato dal gestore, Gianmario Lucini.  Ecco il link per leggere i miei testi e vedere-ascoltare il video:

http://www.poiein.it/premi_letterari/Turoldo2009/Raimondi/raimondi.htm

Alle quattro di pomeriggio, sintonizzandosi con Radio  Capodistria su internet, al link indicato qui sotto, è possibile ascoltare l'intervista rilasciata dalla mia amica-cantautrice Ornella Fiorini, dove presenta il suo ultimo lavoro FIUMA, e parla di un progetto che ci vedrà presto insieme: un cd di canzoni e testi sul tema dell'emigrazione con il titolo di Furaster.

internet on line: 

http://www.rtvslo.si/media.php?id=ra.capo&mt=rm&mq=lo&wm=true&rm=true


cliccare qui       http://www.radiocapodistria.net


Buona giornata a tutti.

 

 

postato da: DanielaRaimondi alle ore 09:11 | link | commenti (2)
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domenica, 01 novembre 2009

Articolo di Linda Gray Sexton

 

Mi sono imbattuta in un articolo su internet scritto da una figlia famosa: Linda Gray Sexton, la figlia maggiore della poetessa americana Anne Sexton. L’articolo fu scritto poco dopo il suicidio di un altro figlio famoso della poesia americana: Nicholas Hughes, figlio di Ted Hughes e di Sylvia Plath.

L’articolo di Linda mi ha profondamente toccato, e ho voluto tradurlo.

 

 .

.

.

“Dal New York Times, 3 aprile 2009:

 

Ho pianto per Nicholas Hughes.

Non ho mai incontrato il Dottor Hughes, eppure credo di conoscerlo a fondo.  Era il secondogenito di Sylvia Plath, poeta che si suicidò con il gas del forno nella sua cucina quando lui aveva meno di due anni.  Sono la figlia maggiore di Anne Sexton, che si suicidò con il gas di emisissione della sua auto quando avevo ventun anni.

Nicholas Hughes si è impiccato due settimane fa, all’età di quarantasette anni.  E, nonostante ripetessi insistentemente che non avrei mai ripercorso le orme di mia madre, anch’io ho tentato di uccidermi – tre volte.  Ci sarei riuscita almeno in un’occasione, se lo zelo di un poliziotto non mi avesse salvato rompendo la finestra della mia auto.

Mi ha sorpreso leggere del suicidio di Nicholas Hughes? Assoulutamente no.  Come mia madre scrisse, in uno dei suoi testi più famosi:

 

“Sono uscita, strega posseduta...

folle e solitaria,

con dodici dita.

Un tipo del genere non può chiarmarsi una donna.

Io sono stata una di loro.”

 

Ognuno di noi, ognuno che abbia seguito lo stesso cammino di depressione ereditata – quella che porta dalla sofferenza al suicidio – sa cosa significhi essere stata una di loro.

 

La madre di Nicholas Hughes, e la mia, hanno finito per soccombere a una depressione senza tregua.  Si sono auto distrutte.  E noi figli siamo cresciuti nella rovina delle loro catastrofi personali.  La loro morte ha portato via da Nicholas, e sua sorella Frieda, e da me, e mia sorella Joyce,il conforto dell’amore materno.  Ancor peggio, tutti e quattro, immagino, abbiamo dovuto convivere  con la cognizione che le nostre madri ci avevano, consapevolmente, abbandonati.  Cercare di elaborare ed accettare questa verità è qualcosa che ti distrugge, ma è parte del processo di cicatrizzazione. Ho voluto dar fine alla mia vita, ma sono sopravvissuta, e così ora posso dare voce a quello che Nicholas Hughes, come mia madre, devono aver provato: l’assenza di qualsiasi alternativa.

 

Ci sono studi che dimostrano come alcuni casi di depressione siano ereditari, e come i suicidi tendano a ripetersi nelle stesse famiglie.  Ma anche se non c’è l’assoluta certezza dell’esistenza di un fattore ereditario, esiste sicuramente il fattore emotivo.  Al mio quarantacinquesimo compleanno, giunta all’età in cui mia madre si tolse la vita, anch’io iniziai a sentirmi trascinata verso il suicidio come mezzo per sfuggire al dolore.  Questa è stata la mia eredità.  Immagino di non essere stata l’unico caso: centinaia di migliaia di persone scelgono di suicidarsi ogni anno.  E centinaia di miglia di famiglie vengono distrutte da queste perdite.

Naturalmente, non tutti reagiscono nello stesso modo.  Mia sorella, ad esempio, non parla pubblicamente di nostra madre, e sicuramente non pensa di essere ‘una di loro’.  Forse Frieda Hughes è come Joyce, forse un tempo anche suo fratello lo era stato.  O forse entrambi erano più simili a me, dando voce a quello che ci era successo nel tentativo di guarire dal passato.  Mia madre mi diceva sempre: “dai voce alla verità”, e credo che pensasse, come me, che fosse importante compartire certe esperienze di depressione con altri che possono soffrire nello stesso nostro modo.  E’ per questo che abbiamo bisogno di parlare di tutto questo con gli altri, di aiutare le famiglie ad affrontare il problema dei loro figli depressi, dei loro fratelli, dei genitori, per poter intervenire e alterare l’oscura eredità del suicidio.  Anche il mio figlio maggiore sta lottando contro la depressione e il rischio di aver ricevuto la stessa eredità, ma anche lui mi spinge a parlare di questi problemi, proprio come fece sua nonna.

 

E’ triste sapere che ora non sarò più in grado di conoscere Nicholas Hughes.  Di lui so che era un dedicato biologo marino e che viveva nelle foreste dell’Alaska.  So che era molto più di un suicida.  Durante una cerimonia in sua memoria, un suo amico ha scritto che era il tipo d’uomo capace “di cercare un larice in una foresta di abeti.”  Spero che sia riuscito finalmente a trovarlo.

 

Linda Gray Sexton.”

 

 

Una di loro - Anne Sexton

mia traduzione

 

Sono uscita, strega posseduta,

tormentado l’aria nera, sfidando la notte,

e sognando malefici, ripetendo le mie formule magiche

in volo sopra le case, luce dopo luce;

folle e solitaria, mani con dodici dita.

Una così non può dirsi una donna.

Io sono stata una di loro.

 

Ho trovato calde grotte nella foresta,

le ho riempite di padelle; stutuine intagliate; scaffali,

e armadietti, sete, un’infinità di oggetti;

ho preparato la cena per elfi e vermi

mi sono lagnata e rimesso ogni cosa al suo posto.

Una così non la si può capire.

Io sono stata una di loro.

 

Sono salita sul carro con te, mio cocchiere,

e salutato con le mie braccia nude i paesi che attraversamo,

ho percorso le ultime strade illuminate, sopravvissuta

alle tue fiamme che mi mordevano le cosce

le ossa rotte dal peso delle tue ruote.

Una donna del genere non ha vergogna di morire.

Io sono stata una di loro.

 

 

postato da: DanielaRaimondi alle ore 14:37 | link | commenti (9)
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sabato, 31 ottobre 2009

Prima Comunione

Prima comunione




La scala di pietra,
e i santi, le loro trombe d’oro.
La bambina ha un vestito bianco
capelli nerissimi sciolti fino alla vita.
 
La chiesa profuma di gigli,
di colla e stoffa nuova.
La bambina è in fila con le altre. 
Prega. Ogni tanto gira la testa,
cerca suo padre in mezzo alla folla.
Ma in chiesa c’è solo la madre. 
Lui cammina sulle pietre del selciato. 
Fuma. Ha il passo di un messia.
 
Un din-don di campane.
Venti madonnine con le mani giunte
spingono la lingua in fuori in attesa di dio.
 
La bambina è una lampadina accesa.
Di colpo si gira,
scopre gli occhi del padre nella penombra.
Il suo sguardo è mite. Le sorride,
fa solo un piccolo cenno con la testa.
 
La bambina adesso è piena di dio.
Chiude gli occhi.
Ascende verso l’azzurro
con tre palloncini stretti nella mano.
postato da: DanielaRaimondi alle ore 09:46 | link | commenti (5)
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martedì, 27 ottobre 2009

VIDEO: Il corpo delle donne

Il corpo delle donne

IL CORPO DELLE DONNE è il titolo del nostro documentario di 25′ sull’uso del corpo della donna in tv. Siamo partiti da un’urgenza. La constatazione che le donne, le donne vere, stiano scomparendo dalla tv e che siano state sostituite da una rappresentazione grottesca, volgare e umiliante. La perdita ci è parsa enorme: la cancellazione dell’identità delle donne sta avvenendo sotto lo sguardo di tutti ma senza che vi sia un’adeguata reazione, nemmeno da parte delle donne medesime. Da qui si è fatta strada l’idea di selezionare le immagini televisive che avessero in comune l’utilizzo manipolatorio del corpo delle donne per raccontare quanto sta avvenendo non solo a chi non guarda mai la tv ma specialmente a chi la guarda ma “non vede”. L’obbiettivo è interrogarci e interrogare sulle ragioni di questa cancellazione, un vero ” pogrom” di cui siamo tutti spettatori silenziosi. Il lavoro ha poi dato particolare risalto alla cancellazione dei volti adulti in tv, al ricorso alla chirurgia estetica per cancellare qualsiasi segno di passaggio del tempo e alle conseguenze sociali di questa rimozione.

CLICCA QUI PER GUARDARE IL VIDEO:

http://www.ilcorpodelledonne.net/?page_id=89

di Lorella Zanardo

postato da: DanielaRaimondi alle ore 01:55 | link | commenti
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martedì, 13 ottobre 2009

BANDO: LA VITA IN PROSA

 

LA VITA IN PROSA

Concorso Nazionale di Narrativa

Prima edizione, 2009

 

 

NORME DI PARTECIPAZIONE 

 

 

Il Concorso prevede la selezione di scritti inediti in prosa (racconti, lettere, considerazioni, brani di diario e qualsiasi altro testo creativo scritto in prosa). I Vincitori saranno pubblicati gratuitamente da puntoacapo Editrice, www.puntoacapo-editrice.com .

 

I testi migliori saranno inoltre inseriti periodicamente nella rivista DEDALUS: corsi, concorsi, testi e contesti di volo letterario, www.ivanomugnaini.splinder.com. Nel sito DEDALUS sono presenti, preceduti da un commento introduttivo, liriche, prose e interventi critici di alcune delle voci più significative del panorama letterario contemporaneo. Sono stati pubblicati, tra gli altri, Antonella Anedda, Alberto Bertoni, Biagio Cepollaro, Maura Del Serra, Gabriela Fantato, Anna Maria Farabbi, Anna Maria Ferramosca, Mauro Ferrari, Luigi Fontanella, Alessandra Paganardi, Alessandro Polcri,  Maria Pia Quintavalla, Massimo Scrignoli, Valeria Serofilli, Antonio Spagnuolo, Paolo Valesio, Viola Amarelli, e molti altri. Per una visione completa degli autori pubblicati, tutti degni di una menzione che per ragioni di spazio non è possibile proporre qui, si consiglia di visionare direttamente il sito www.ivanomugnaini.splinder.com ).

 

La Giuria, composta da Ivano Mugnaini (scrittore, direttore della collana di narrativa di puntoacapo Editrice), Mauro Ferrari (poeta, critico, direttore editoriale di puntocapo Editrice), Valeria Serofilli (scrittrice, presidente del Premio Astrolabio), Alessandra Paganardi (scrittrice, collaboratrice di riviste letterarie nazionali), Daniela Raimondi (poeta e scrittrice), Alessandro Polcri (poeta e scrittore, Professore alla Fordham University di New York) e Viola Amarelli (poeta e critico), valuterà tutti gli scritti pervenuti e  proporrà infine a puntoacapo Editrice una rosa di massimo dieci lavori Finalisti, tra cui tre Vincitori. Puntoacapo pubblicherà gratuitamente le tre plaquette vincitrici, riservandosi di proporre una pubblicazione agli Autori Finalisti e Vincitori di particolare interesse editoriale.

 

 

      

MODALITA’ DI INVIO:

 

Gli autori interessati devono inviare i loro testi inediti entro il 31 gennaio 2010. I partecipanti potranno inviare da uno a tre racconti, lettere, pagine di diario o brani di prosa creativa, a tema libero e di lunghezza compresa fra due e cinque cartelle per ciascun testo, per un massimo di 20.000 battute cadauno, tramite file in formato Word allegato ad un messaggio e-mail indirizzato al seguente indirizzo: ivmugnaini@libero.it , indicando come oggetto del messaggio: "Concorso La Vita in Prosa”.

 

I dati personali dell’autore (nome, recapito postale, telefono, cellulare e indirizzo di posta elettronica) dovranno essere riportati esclusivamente nel corpo del messaggio, non nel file. Dovrà essere anche allegata una dichiarazione secondo cui: “I testi sono inediti e di creazione personale dell’Autore, che autorizza il trattamento dei propri dati personali ai sensi del decreto numero 196/2003 nell'ambito del Concorso LA VITA IN PROSA”.

 

E' gradito l'invio di un contributo spese in misura libera da inviarsi preferibilmente tramite assegno non trasferibile, intestato a: Ivano Mugnaini, oppure con vaglia postale indirizzato a Ivano Mugnaini - via delle Sezioni, 4348 - Località Bargecchia - 55040 Corsanico (LU) , indicando come causale: "Concorso La Vita in Prosa". E' possibile anche l'invio tramite contante con lettera (assicurata, o raccomandata) indirizzata al medesimo indirizzo riportato qui sopra.

 

La partecipazione al Concorso implica l'accettazione del presente regolamento in tutti i suoi punti.

Il corretto ricevimento del messaggio e dei file, e la conseguente iscrizione al Concorso, saranno comunicati via e-mail a tutti i concorrenti.

Il nome dei Vincitori sarà comunicato sul sito Dedalus, su diversi portali letterari e sul sito di Puntoacapo Editrice.

 

 

Per eventuali richieste di maggiori informazioni, scrivere all'indirizzo e-mail: ivmugnaini@libero.it  .

 

 

 

 

 

postato da: DanielaRaimondi alle ore 20:44 | link | commenti (4)
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domenica, 04 ottobre 2009

Ottobre

fiume

A mio figlio 

 

Luce macerata da questa pioggia sottile,

sciolta sui campi tiepidi di ottobre.

Il sole fatica a spandersi sui tetti,

scende piano nel verdecupo degli alberi.

Fili d’argento colano nel buio della pineta.

 

Un angelo del Mantegna abbassa gli occhi.

La sua voce resta sull’azzurro pallido dell’acqua.

L’amore a volte nasce dalle mani,

mentre gli sfioro il viso.

 

Darti la pazienza della pioggia contro il sole.

Tutta la quiete di un pomeriggio al mare

da poter stringere nei pugni,

all’infinito.

 

I fuochi ardono sui campi,

il legno brucia, profuma la sera.

Sposto nell’ombra le parole,

strappo dalle tue tempie ogni spavento.

La tua paura, amore, pesa come il sangue.

Vorrei fermare il tempo sulla tua fronte.

Giurarti che l’inverno non esiste,

che è una menzogna a cui non crederemo.

(Da: Inanna, Edizioni Mobydick, 2006)

postato da: DanielaRaimondi alle ore 17:29 | link | commenti (14)
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lunedì, 28 settembre 2009

Thérèse ha gli occhi azzurri (2)

Therese e suo marito Bob, settembre 2009
 
 
Inizio del 1975
 
Mi iscrivo a un corso di inglese al Hammersmith and West London College. Ho davanti a me una nuova vita. Era meraviglioso sentirsi tanto libera.
 
Il college era pieno di studenti stranieri. Mi trovavo nel caffé della scuola, aspettando il mio turno per comprare una limonata. L’uomo davanti a me aveva capelli splendidi: neri e mossi. Si voltò e mi disse: “Ciao. Sei Thérèse, la francese che si è appena iscritta nella nostra classe?” Mi fissava e mi sentii in imbarazzo. Continuò dicendo: “mi chiamo Hamid.” “Ciao” – risposi io, cercando di mantenere la calma. “Di dove sei?” “vengo dall’Iran” – mi rispose.
 
Ci sedemmo ad un tavolo con altri studenti. Beech, una vietnamita che aveva la mia età, mi presentò a tutti quanti. La classe è fantastica e inizio una vita ordinata di lavoro e studio. Studio moltissimo, l’insegnante è colpita dai miei rapidi progressi.
 
Un giorno stavo nella caffetteria della scuola e Hamid mi chiede se può sedersi al mio tavolo.
            “Come stai?” – gli dico mentre mi alzo e gli schiocco un bacio sulla guancia, cosa normalissima in Francia. E’ estremamente imbarazzato. Le donne non si comportano così dalle sue parti.
Poi mi dice:
            “Posso invitarti per andare a vederci un film? Al cinema Electric c’è ‘Fronte del Porto’, di Elia Kazan.”
 
            “Chi recita?” – gli chiedo.
            “Marlon Brando.” – risponde.
 
Non potevo crederci. Il più bel ragazzo del college mi stava chiedendo di uscire con lui. Ero al settimo cielo.
 
Venne a prendermi all’albergo Baileys, dove lavoravo. 
Fu difficile riuscire a capire Marlon Brando, con quel suo modo particolare di parlare. Si mangiava metà delle parole della sceneggiatura. Questo però lo rendeva ancora più affascinante. Proiettava sullo schermo tutta l’angoscia della sua generazione. Brando rappresenta l’eroe trasfigurato dall’amore. Un Raskoinikov degli anni 50 che non uccide nessuno, ma è testimone di un omicidio. Il mio inglese era stentato e Brando non aiutava col suo strano modo di recitare, ma ricordo che trovai il film estremamente commovente. Mi piacque da morire.
 
Hamid era un grande fan del cinema. Mentre mi riaccompagnava a casa cominciò a discutere le immagini e tutti i movimenti della cinepresa. Mi sentivo piccolissima davanti a tanta conoscenza. Io ero riuscita a malapena a seguire la trama della storia. Dopo quel giorno, placammo il nostro amore per il cinema andando spessissimo a vederci dei film: l’Amarcord di Fellini, Il Passeggero di Antonioni, e Don Siegel, e Citizen Kane di Orson Wells. Uscivamo dal cinema e discutevamo per ore del film che avevamo appena visto, o dei libri che avevo letto. Tutti i miei eroi letterari erano persone che avevano superato le barriere sociali migliorando la loro vita.
 
 
Intanto nell’edificio di Egerton Gardens stavano facendo un mucchio di riparazioni. I pavimenti di legno venivano rimossi. Un giorno Emma mi disse: “Qui in giro c’è un topo. Dai un’occhiata al burro.” Questo mi fece schizzare. Cominciai a immaginare dei topi che mi rosicchiavano il naso mentre dormivo. Cercai di scacciare queste idee ma, qualche giorno dopo, aprii la porta di casa e mi trovai davanti davanti un grosso topo. Rimasi immobile, assalita dal terrore. Richiusi di botto la porta e la prima cosa che pensai fu: dove dormo stanotte? Mi trovavo senza casa. Presa dal panico, telefonai ad Hamid e gli spiegai la situazione. Mi disse:
            “Perché non vieni da me? Io dormirò sul divano.”
 
Una volta che stai con una persona in uno spazio così limitato, le cose si muovono in fretta. Non mi ci volle molto per mettere il mio marchio personale nel suo appartamento con il mio spazzolino nel bagno, le creme ed il resto. . Il mio problema di alloggio era risolto. A quel punto ero innamorata di lui ma, allo stesso tempo, avevo come un presentimento. Avevo paura di mettermi con uno che veniva da una cultura così diversa e da una diversa estrazione sociale. Di colpo decisi che era meglio finire tutto. Gli dissi:
 “Vado via. Me ne torno in Francia.”
 
Hamid era sotto shock. Mi rispose:
 
            “Non puoi andartene, sparire in questo modo. Per me sei tutto. Voglio sposarti.”
 
            “Mi spiace, ma ho deciso – gli risposi Fra noi non può funzionare. Non appartengo alla tua cultura, né alla tua classe sociale. Io vengo da una famiglia povera e tu non capirai mai come questo possa trasformarti la vita. Svegliati. Meglio finirla con questa storia e rimanere solo amici.”
 
            “Non mi interessa niente delle nostre differenze di classe o di altro. Per me tutto questo non ha nessuna importanza. Non cambia i sentimenti che provo per te. Perché tutto d’un colpo hai deciso di rendermi infelice? Dimmi che c’è speranza, che potrai cambiare idea.”
 
            “Devo pensarci.” – gli risposi.
 
            “Per quanto tempo? Quando avrò una risposta?”
 
            “Vado a Lille la settimana prossima, e con un biglietto di sola andata. Ti scriverò. Possiamo restare amici.”
Tornai in Francia.
 
Mia madre fece di tutto per farmi contenta, ma in quei mesi ero troppo cambiata. Bondues mi stava troppo stretta e mi mancava l’aria. La trovavo provinciale, non succedeva mai niente da quelle parti. Non potevo restare lì per molto.
 
Ricevetti una cartolina da Hamed:
 
            “Thérèse, amore mio, sei sempre stata la ragazza dei miei sogni. Per favore, torna. Non riesco ad immaginarmi una vita senza di te. Ti amo, Hamid.”
 
 
Luglio 1975
 
Ricordo quando Hamid mi chiese di sposarlo. Io ero tornata in Francia. Ero annoiata a morte in Bondues, così feci di nuovo la valigia. Me ne andai dicendo a mia madre che avevo un ammiratore. Al mio ritorno a Londra, Hamid venne a prendermi alla Stazione Vittoria.
 
Mi venne incontro con un gran mazzo di rose rosse e disse:
 
“Non ti lascerò mai più andare via. Sposiamoci.”
“Va bene. Dov’è il mio anello?” – gli risposi.
“Se vuoi, lo compriamo subito.”
 
Così riprendemmo la nostra vita insieme su basi più permanenti. Pianificammo il viaggio in Francia dove avrebbe chiesto a mia madre il permesso di sposarmi.
 
Mamma era euforica. Era determinata a fare le cose alla grande. Tirò fuori foto di me da piccola, foto di me alle elementari, e i miei certificati medici, le pagelle scolastiche. Voleva mostrargli ogni cosa. Non sapevo più cosa dire. Per fortuna lui non parlava francese, e potevo tradurgli solo quello che pensavo fosse conveniente tradurgli. Gli avevo insegnato la frase da dire e lui la disse:
 
“Madame, puis-je épouser votre fille?”
«Signora, posso prendere sua figlia in moglie?”
 
“Oui” – rispose lei.
 
Poi si rivolse a me, e disse:
 
“Cosa farai quando sarai vecchia e ti lascerà nel suo harem? Io e te sappiamo bene quanto ti sia cara la libertà.”
 
Volevo solo andarmene. Ritornammo nel Regno Unito e iniziammo i preparativi per il matrimonio.
 
 
 
Dicembre 1975
 
Per il matrimonio indossai un abito in stile Re Edoardo. Sembravo una sposa uscita da un’altra epoca. Assomigliavo a Julie Christie nel film The Go-Between. Avevo detto a Pat, la caporeparto del negozio Laura Ashley di Knightsbridge che stavo per sposarmi e lei mi disse: “Oh, Thérèse, congratulazioni! Scegli e prendi quello che più ti piace.”
 
Ci sposammo con rito civile al municipio di Kensington and Chelsea. Siccome i suoi genitori erano molto tradizionalisti, accettai di sposarmi anche con una cerimonia mussulmana. Amici e parenti si erano raccolti nel Surrey.
 
Il Mullah chiese allo sposo:
 
“E’ vergine?”
“No” – rispose lui.
“Era vergine quando l’hai incontrata?”
“No.” – rispose.
 
Allora il Mullah consultò i parenti dello sposo. La suocera pianse un poco e poi sorrise. Per quanto riguardava la mia famiglia, non avevano capito cosa riguardassero quelle domande.
 
Poi, mi fu chiesto quanto denaro avrei voluto in caso di divorzio. Rimasi a bocca aperta. Non mi aspettavo domande del genere.
 
“Nulla” – risposi.
 
La cerimonia di nozze ebbe inizio. Un’amica di nome Sherazad mi insegna la danza col ventre alla musica di Pari Zanganeh, una cantante iraniana cieca, famosa per le sue ninna nanne. Emma mi fa vedere alcuni passi di danza latino americana con la musica di Victor Jara. Poi suoniamo musiche di Jacques Brel e il grande successo di Simon and Garfunkel: The Boxer:
 
“In the clearing stands a boxer, and a fighter by his trade
And he carries the reminders of every glove that laid him down or cut him
til he cried out in his anger and his shame
I am leaving, I am leaving, but the fighter still remains
Yes he still remains…”
 
Therese ha scritto un libro sulla straordinaria avventura che è la sua vita. Lo ha pubblicato in Inghilterra e ha avuto recensioni estremamente positive. Ho appena finito di tradurlo e spero di riuscire a farlo pubblicare anche in Italia. Per chi volesse acquistarlo in versione originale, può farlo attraverso Amazon ciccando qui:
 
 
"Together we will fight cancer" www.cancerresearchuk.org registered charity number 1089464
Tutti i guadagni saranno devoluti all’associazione Cancer Research, a beneficio della ricerca sul cancro.
postato da: DanielaRaimondi alle ore 07:37 | link | commenti (4)
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lunedì, 21 settembre 2009

Thérèse ha gli occhi azzurri

Fighting the odds, di Therese Leignel.   

E' possibile acquistarlo su:

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Tutti i guadagni saranno devoluti all’associazione Cancer Research, a beneficio della ricerca sul cancro.
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Thérèse ha gli occhi azzurri. E’ una persona minuta, una piccola francese di sì e no cinquanta chili, ma ha coraggio da vendere, e grande bontà, e una determinazione straordinaria. Sopra ogni cosa, Thérèse è una grande amica. Quando anni fa mi ammalai e fui relegata in casa per quasi due anni, lei fu una delle pochissime persone che si preoccuparono di venire a trovarmi. Quando stai male tutti gli amici spariscono. A nessuno piace avere intorno una persona malata e depressa. Thérèse, invece, arrivava regolarmente, trascinandosi dietro la sua grande borsa da Mary Poppins piena di regali: frutta, biscotti, abiti sexy scovati in qualche second hand shop. Quella borsa era magica: la aprivi e cominciava a uscire di tutto: da imitazioni di Rolex, a quadri del Tintoretto da due sterline, a lingerie di pizzo, tanto per capirci. 
Thérèse ha un carattere dolcissimo ma a volte ti spiazza con una delle sue risate selvagge. Ha avuto una vita tragica e, insieme, una vita meravigliosa, perché lei ha saputo creare una meraviglia da ogni disavventura che le è successa.  (e, ve lo garantisco, non sono state poche). 
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A 11 anni Thérèse entrò in coma per una forma di meningiti che ai tempi significava morte sicura. Contro ogni previsione medica, non solo sopravvisse il coma, ma cambiò la storia della medicina perché tornò a camminare, a giocare, a parlare e a studiare come qualsiasi altra bambina della sua età. 
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A vent’anni, praticamente alla vigilia di un matrimonio di cui era tutt’altro che convinta, ebbe il coraggio di piantare in asso tutti.  Lasciò la Francia e se ne andò in autostop in Inghilterra con in tasca cinque sterline e lo spazzolino da denti. 
A Londra trovò lavoro per un’agenzia di pulizie, iniziò a studiare la lingua inglese, respirò forte e si sentì finalmente libera. Poco dopo il suo arrivo, incontrò un iraniano e fu amore a prima vista. Si sposarono e tutto sembrava andare per il meglio, ma nel 1979 scoppiò la rivoluzione di Khomeini, e il marito di Thérèse aderì ai principi fondamentalisti islamici. Così ben presto Thérèse, col suo bel accento francese e i suoi occhioni blu, si ritrovò a girare per Hide Park e Piccadilly coperta dalla testa ai piedi dal chador.  Innamorata del marito, era comunque pronta a tutto pur di assecondarlo, ma altri drammi avrebbero cambiato di nuovo il suo destino.  Una gravidanza extrauterina le si rivelò quasi fatale. Fu salvata, ma i dottori le dissero che non avrebbe più potuto avere figli. Il matrimonio piano piano si logorò e il marito di Thérèse finì per tornare in Iran e sposare una lontana cugina da cui ha avuto parecchia prole. 
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Il mondo le si frantumò addosso.  Seguirono anni di dolore e solitudine ma, nuovamente, Thérèse raccolse pazientemente  i cocci della propria esistenza e ricominciò a vivere. Lavorò sodo, acquistò un appartamento, poi si iscrisse all’università e portò a buon fine una laurea lavorando di giorno e studiando di sera e durante i fine settimana. 
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La sua vita è stata un susseguirsi di drammi ed episodi dolorosi ma, ogni volta, questa piccola donna ha lottato con i denti e con le unghie e ogni volta ha dimostrato al mondo che non solo è possibile ricominciare da capo, ma si può ricominciare con dentro una nuova forza, trasformandosi ogni volta in una persona più saggia e più completa.
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Dopo anni di solitudine, Thérèse nove anni fa ha trovato il vero amore. Tutto sembrava procedere per il meglio quando, nell’agosto del 2008, in una sola settimana Thérèse perse il lavoro e le fu diagnosticato un cancro all’interno dell’orecchio destro. Un caso rarissimo. Pare che succeda a una persona su un milione. Ma di nuovo Thérèse non si è data per vinta. Ripresasi dallo shock della notizia, ha sollevato il capo e, fissando il medico ha replicato semplicemente: “questa non sarà la mia fine. Ho troppi motivi per continuare a vivere.”
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Dopo qualche settimana Thérèse subiva un’operazione di nove ore per rimuovere il cancro dall’orecchio. C’erano rischi gravissimi: che perdesse l’udito, che dovessero tagliare il nervo facciale e metà del suo viso restasse deturpato, che il cancro avesse intaccato il sistema linfatico o le ossa. Fortunatamente la medicina ha compiuto un miracolo e nulla di tutto questo è accaduto. All’operazione è seguita una lunga serie di radioterapia e, in tutto questo marasma, Thérèse ha anche lottato per riavere il suo posto di lavoro. Sorpresi se vi dico che ha vinto anche quella causa?
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Ora Thérèse è guarita.  L’ultima tac ha dato l' “all clear”. Ha ricominciato a lavorare, e a vivere, e ad amare. Qualche settimana fa Bob, l’uomo con cui viveva da nove anni, è diventato suo marito. Ancora una volta, Thérèse ha dimostrato che determinazione e forza d’animo possono cambiare il nostro destino e che il dolore e la malattia possono fare di noi persone più forti e felici. 
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Therese ha scritto un libro sulla straordinaria avventura che è la sua vita. Lo ha pubblicato in Inghilterra e ha avuto recensioni estremamente positive. Ho appena finito di tradurlo e spero di riuscire a farlo pubblicare anche in Italia. Per chi volesse acquistarlo in versione originale, può farlo attraverso Amazon ciccando qui:
 
http://www.amazon.co.uk/Fighting-Odds-Therese-Leignel/dp/1409239632
 
"Together we will fight cancer" www.cancerresearchuk.org registered charity number 1089464
Tutti i guadagni saranno devoluti all’associazione Cancer Research, a beneficio della ricerca sul cancro.
 
Per chi è arrivato fin qui e volesse leggere un assaggio del suo romanzo in versione italiana, pubblicherò a breve due stralci della mia traduzione. Nel primo si descrive il primo bacio di Thérèse; nel secondo, il suo matrimonio mussulmano.
 
 
postato da: DanielaRaimondi alle ore 19:22 | link | commenti (5)
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domenica, 06 settembre 2009

IMMAGINE COMPIUTA

foto bimba e madre

Madre
 
 
“Forse è qui il nodo di ogni incarnazione.
Nulla è così vicino alla morte
quanto il concepimento: viene da laggiù,
laggiù si è composto.”*
 
 
Il diramarsi del suono.
Un piccolo spazio
da riempire nel mondo.
Seme
cromosoma
sangue che affonda radici.
 
Sono appoggiata al tuo cuore,
madre.
Fino alla caduta nel grido
come un taglio aperto,
come il rosso che arde
e il dolore che pulsa.
Sono il tuo dolore di donna
quando si fa più dolce.
 
A stento
verso la luce,
acquarello rovesciato
sul contorno delle cose.
Il premere dei ferri sulla testa
e l’aria che brucia,
l'aria
come un rogo nei polmoni.
 
Dita allargate nel vuoto,
sulla fredda materia del mondo.
Viva
viva
deposta dall’uomo nel solco più profondo.

L’amore
 
 
 
“You must be taught to love me. Human beings must be
 taught to love
silence and darkness.”*
 
 
La minuscola capriola del cuore
è un segno imprescindibile.
Corpo di terracotta
aria di giugno fra i capelli bagnati.
Solo un ricordo d’acqua
solo il pulsare violento delle vene
e un canto di luce cade sul mio ventre,
sui capezzoli tesi.
 
Le tue mani nella morbida creta
toccandoci,
come quando si nasce.
 
Amore
amore
basta una carezza per far tremare i fianchi,
una sola carezza per vivere.
Come fiori pigri
con bocche rosse,
aperte alla luna
mai sazie.
 
Il Figlio
  
 
“with one gesture I established you
in time and in paradise.”*
 
 
Quando cerchi il mio seno
nel sangue sfociano torrenti.
Quando ti afferri a me
sono forza, clorofilla.
Affondo i piedi in tini d’uva dolce
e mi trasformo in quercia,
in mosto denso e vivo.
 
Mio tenero innesto
ti dono il latte, il mio respiro,
l’amore più forte e la fame più viva.
Ti lecco nel buio come la gatta,
come una volpe.
 
Carne riconosciuta
solo principio e ordine.
 
 la donna di ieri
 
Il Buio
 
 
 
“It is terrible to survive
as conciousness
buried in the dark earth.”*
 
 
Epicentro di lava e di suoni
culla di ossa e di radici
di teste di cinghiale,
di rettili e di pesci.
Ombre di cose, grida di animali.
Lo zoccolo batte sulla dura zolla
l’acqua scava un cerchio nella pietra.
Terra nera che pesa sulla fronte
che frana tra le costole,
sulla spina dorsale di un feto.
Ma il corpo non ubbidisce alla morte.
Ricorda soltanto il respiro,
l’aprirsi del sangue alla luce del giorno.
 
La nostra morte sarà la prima morte.
 
 
 
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*   I versi in italico ad apertura di ogni quadro sono di:
per Madre: Antonella Anedda
per i rimanenti: della poetessa americana Louise Glück
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Testi tratti da: Inanna, Edizioni Mobydick, 2005
postato da: DanielaRaimondi alle ore 07:36 | link | commenti (11)
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